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L’Associazione “Opera dell’Amore” è sempre stata il braccio operativo di Renato. Pur non avendo mai voluto partecipare alla composizione dei Consigli di amministrazione che negli anni si sono succeduti, la sua presenza ad ogni riunione era non solo scontata, ma vivamente desiderata.
In sua assenza, normalmente per impegni all’estero, il Consiglio evitava di prendere autonomamente qualsiasi decisione, tanto era il rispetto nei suoi confronti e tanta la considerazione della validità delle sue indicazioni. Durante le riunioni il suo atteggiamento tipico era l’ascolto, lasciava che tutti esternassero le proprie opinioni, permetteva anche qualche animata discussione, poi alla fine, da tutti sollecitato, tirava le conclusioni più appropriate e più in linea con i principi ed obiettivi dell’Opera.
Alla fine degli anni novanta, pur di averlo vicino e presente avevamo trasferito la sede delle riunioni in una stanza del caseggiato occupata dall’ufficio del Movimento perché attiguo alla sua abitazione. Saliva le scale per arrivare al primo piano con tanta fatica, a volte aiutato da qualcuno, ma anche se i dolori non lo lasciavano in pace un attimo, ciò nonostante desiderava troppo sedersi attorno al tavolo con i suoi più stretti collaboratori, l’Associazione era la sua vita.
L’aggravarsi graduale della malattia con il ricovero a Casa Annunziata ha interrotto sì la sua attiva vita associativa, ma nessuna decisione di particolare rilevanza, fino a pochi giorni dalla morte, veniva presa senza la sua approvazione.
Ora Renato non c’è proprio più. Rimangono il suo esempio, la sua carica, il suo grande patrimonio spirituale e il suo insegnamento. Rimangono le opere chieste dal Cielo e quelle frutto di sue intuizioni e poi benedette ed approvate dal Cielo.
Aveva uno particolare rapporto con la Provvidenza in quanto il suo non era un atteggiamento di statica attesa, bensì un atteggiamento di coinvolgimento e sensibilizzazione, qualche volta anche di provocazione.
Non c’è tempo per i rimpianti, rimane solo l’impegno a continuare sulla strada da lui tracciata, decisi a ultimare le opere iniziate ed attenti a dare le risposte adeguate alle future evoluzioni. È vero, come si dice comunemente, che Renato ci sarà più vicino adesso da morto di quanto non lo sia stato da vivo, ma che figura ci ricaveremmo se, forti della sua variegata eredità, non fossimo determinati a valorizzarla, se anteponessimo l’ambizione personale alla vita di gruppo, se dovessimo venir meno al nostro ruolo personale.
L’impegno che il Consiglio di Amministrazione unitamente a tutta l’Associazione ha fatto proprio oggi più che mai è sviluppare seriamente lo spirito di appartenenza da cui consegue una piena rispondenza a quanto ricevuto dal Cielo e dalla testimonianza di Renato.
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