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in processione lungo le strade della contrada,fino alla chiesa di San Martino. Ricordo che andava a raccogliere il fieno per venderlo e ricavare così qualche soldo da dare in offerta ai frati, pur di ottenere in prestito la statua.
Come sei riuscita a “rapire”, prima di Maria, il cuore di Renato, fino a diventarne la moglie? Ci siamo incontrati e conosciuti in occasione del matrimonio, al quale siamo stati entrambi invitati, di una nostra comune amica, residente nella contrada Aste, dove pure Renato viveva. Ci siamo “casualmente” seduti allo stesso tavolo ed abbiamo iniziato a dialogare. In quell’occasione mi invitò al cinema: allora si usava così. Ebbe il permesso dai miei genitori per uscire assieme a me; non ricordo neppure se poi, alla fine, al cinema ci andammo realmente… Ma, ormai, il ghiaccio era rotto: cominciammo a frequentarci, a parlarci, inizialmente con tanto timore, alimentato da una comune timidezza. Riuscì in seguito ad essere accolto in casa mia. Il nostro cammino insieme proseguì fino al fidanzamento e quindi al matrimonio.
Come furono i vostri primi anni di matrimonio? Renato ti sembrava fosse portato anche prima delle apparizioni per le cose religiose? Renato è sempre stato un cristiano impegnato: lavorava molto in parrocchia, a Poleo. Pensa che giusto domenica prossima (19 settembre 2004 n.d.r.) il nuovo parroco, don Andrea, celebrerà una S. Messa a suffragio di Renato. Ebbene, prendendo visione dei vari atti parrocchiali, anche del passato, si è accorto che “ogni carta parla di Renato: ma che cosa non ha fatto in tanti anni Renato per la parrocchia?”. Renato era impegnato su più fronti: con i giovani, il catechismo, gli scout, l’asilo, il circolo, l’Azione Cattolica. Più tardi avrebbe prestato la propria opera anche in politica, dapprima come consigliere e quindi come assessore nel Comune di Schio. Credo di essere riuscita in tutti gli anni di matrimonio vissuti assieme, a godere poco, soprattutto la sera, la presenza di Renato. Quand’era ora di andare a dormire, lui spesso doveva uscire per attendere ai suoi numerosi impegni. Ha avuto una vita sempre molto intensa ed impegnata e credo che non siamo riusciti a “goderci” il nostro matrimonio, considerato anche che non abbiamo avuto figli. Anch’io ho cercato di impegnarmi in parrocchia a Poleo, finché è arrivato il fatidico giorno, il 25 marzo 1985, in cui abbiamo dovuto lasciare queste cose per iniziare una nuova avventura insieme.
Come avete vissuto l’esperienza delle prime apparizioni, nel periodo che va dal 25 marzo al martedì 3 dicembre 1985, data in cui la notizia clamorosa venne pubblicata su tutti i giornali? Il primo periodo fu bello, intimo e soave. Spesso ci recavamo insieme alla chiesetta di San Martino. Renato mi chiedeva spesso: - “Ma tu, non la vedi la Madonna?” Alla mia risposta sempre negativa, Renato si meravigliava, gli sembrava impossibile che io non La vedessi. C’era talora qualche messaggio a noi riservato: era un tempo di preghiera, di intimità, di preparazione, da vivere nel silenzio; un tempo che ricordo con nostalgia. Quando è “scoppiata la bomba” e si è propagata la notizia di ciò che succedeva, la nostra vita è cambiata totalmente. Renato è stato “travolto” da questi eventi e si è trovato coinvolto in una nuova, più impegnativa esperienza. La nostra casa diventava ogni giorno sempre più un via-vai di persone bisognose di una parola. La nostra vita era sconvolta: i nostri progetti, soprattutto in vista della pensione di Renato - si pensava a qualche viaggetto insieme - erano stati definitivamente compromessi! Renato ed io ci siamo ritrovati ancor più fisicamente divisi, ciascuno con degli impegni pressanti. In me, già dai primi anni di matrimonio, c’era stata della sofferenza nel vedere Renato proteso verso gli altri coi suoi numerosi impegni. Ora la cosa si accentuava ulteriormente, pur nella diversità della situazione. Qualche volta piangevo: la gioia degli eventi celesti talora lasciava il posto alla sofferenza per non poter condurre una vita “normale” accanto a mio marito.
Si dice che talora la Madonna vi abbia privilegiati con qualche messaggio “privato”, forse anche per incoraggiarvi e sostenervi nel gravoso impegno assuntovi. In particolare, credo non sia stato facile per te il ruolo di “moglie del veggente”... Tante volte mi veniva chiesto, quasi con una punta di invidia mista ad ammirazione: - “Ma tu, cosa provi ad essere la moglie di Renato, la moglie del veggente?”. Tutte queste cose mi davano molto fastidio, perché credo di non aver mai fatto un atto di superbia, né di essermi mai gloriata di essere la moglie di Renato; anzi, ho cercato sempre di essere molto schiva, tanto che talora qualcuno mi rimproverava di restare troppo appartata, di non essere in “prima fila” con mio marito. Forse talora ho sbagliato a non essere in qualche momento più vicina a Renato, ma era nel mio carattere agire così. Anzi, a volte mi sentivo addosso un peso enorme da portare, soprattutto per cercare di essere coerente con quanto la Madonna chiedeva. Il mio ruolo di moglie del veggente comportava una responsabilità ancora più grande, anche perché eri molto osservata dagli altri. Sì, c’è stato qualche messaggio a noi riservato. Ricordo che nell’occasione di un nostro anniversario di matrimonio, la Madonna ci disse queste parole: “Figli miei cari, oggi non rammaricatevi dei giorni passati, degli anni trascorsi, ma gioite e sappiate che Io, la Madre, sono costantemente con voi. Non un giorno Io vi ho abbandonato, ma per questo siete qui e siete uniti. Non ringraziatemi, sono Io che vi ringrazio della vostra disponibilità. I tre figli non sono stati dati - ma erano a voi destinati - non perché voi non li meritavate, ma perché, vista la vostra disponibilità, il Padre ha deciso di affidarvi molti figli e figlie, che sono per Lui. Veglierò anche sulla vostra salute, perché possiate fare ciò che il Padre desidera. Vegliate anche voi. Vi benedico!” Un pomeriggio Renato era in dormi-veglia. Gli apparve Padre Pio, in compagnia della Madonna. Era il periodo successivo agli ultimi interventi chirurgici subiti, durante il quale mio marito soffriva molto. Padre Pio - così raccontò in seguito Renato - appariva un po’ rammaricato con la Vergine e Le rivolse alcune parole di questo tenore: -”Ma, insomma, è possibile lasciarlo soffrire così tanto? Neanch’io ho sofferto tanto così nella mia vita: fate qualcosa!..” La Madonna in seguito rispose qualcosa a Padre Pio, ma Renato non poteva sentire tali parole. Questo fatto ci induce a confidare che i dolori patiti da Renato abbiano avuto un grande valore redentivo per sé e per molte anime.
Ci puoi raccontare gli ultimi tempi dell’esperienza terrena di Renato? Abbiamo saputo che anche nei momenti di grande dolore la Madonna qualche volta lo ha visitato privatamente…
Vi racconto degli ultimi mesi di malattia accanto a Renato. Il Calvario finale cominciò ad agosto 2003, quando Renato camminava meno ed i dolori si facevano via via più forti. Più volte stava male, poi si riprendeva. Desiderava, sì, fare la volontà del Cielo, accettando fino in fondo di bere il calice amaro che era stato per lui preparato, fino alla completa immolazione, ma aveva al contempo tanta voglia di lavorare per portare a termine quelle cose che più gli stavano a cuore. Il giorno 18 dicembre 2003, alle ore 13.30 la Mamma è venuta a trovarlo. Ero seduta accanto a Renato e pregavo. Avevo appena rifatto il letto mettendo un completo azzurro; anche il pigiama preparato per Renato era di quel colore e pensavo: “Chissà se la Madonna lo vede, così, tutto azzurro!”. Improvvisamente Lei è apparsa, tutta vestita di azzurro.
Ho sentito Renato dire: “Portami via, portami via!”.
Chiedo cos’è successo.
Renato: è apparsa la Madonna e mi ha chiesto: Maria: “Vuoi venire con me?” Renato: “No, guariscimi!” Maria: “Vedremo, qualcosa si può fare! Grandi cose, grandi cose!”.
Arriva la notte di Natale 2003, ore 2.15. Renato è assalito dai dolori e dal dispiacere di non essere con i suoi. La Madonna gli appare entrando dalla porta della camera, tutta splendente di luce e fermandosi ai piedi del letto.
Maria: “Se volete, questa sarà la mia casa! Allora, vuoi venire con me?” Renato: “Sì, ma non tutti qua sono contenti!” Maria: “E’ vero, è vero; allora, cosa facciamo?” Renato: “Guariscimi!” Maria: “Vedremo, vedremo!” Renato: “Non capisco tanta sofferenza…” Maria: “E’ questa che conta! Grandi progetti ho su di te…”
L’ultimo intimo incontro con la Mamma in casa è stato mercoledì 21 gennaio 2004, alle ore 14.15. Maria: “Vi assicuro che la vostra sofferenza sarà terminata. Quello che ho promesso sarà mantenuto. Non piangete più. La vostra vita sarà una grande gioia!”
La sua salute peggiorò e più volte fui consigliata ed un po’ costretta a portarlo a Casa Annunziata, considerata la migliore assistenza che avrebbe avuto. Io non lo avrei mai portato lontano da casa: sentivo che per lui sarebbe stata la fine. Ha patito, in questi ultimi mesi, per il distacco così brusco dalla sua casa, dai suoi affetti più cari, dalle sue abitudini quotidiane, dai suoi impegni e dagli amici che tanto amava. Renato ha dato tutto se stesso, altro non aveva da dare; e lo ha fatto con molta dignità ed umiltà. A volte diceva: “Quanta fatica salvare le anime!” Dopo qualche giorno all’ospedale di Thiene per un piccolo intervento, ritornato in stanza Renato piangeva. Gesù interveniva dicendogli: “Perché piangi? Che sto a fare io, sulla croce, per te?” Gesù un giorno aveva promesso: “Guiderò i medici per fermare la tua malattia, non ti guarirò!”. E così avvenne. Ma qualcosa d’improvviso accadde e non fu più così; il male aumentò e Renato non rispose più alle cure. Comprendevo la gravità della situazione e cercavo di prepararmi al distacco, pur non volendo credere che la Madonna se lo sarebbe portato via così in fretta. Purtroppo mi ero illusa, tutti noi c’eravamo illusi! Ecco l’ultima notte accanto a Renato. Poche ore prima di lasciarci, parlava con la Mamma e continuamente la invocava.
Diceva, con voce accorata:
- “Mamma, adesso… Mamma, adesso.:!” - “Sì… Sì, Mamma… Sì, Mamma…!” - “Grazie, Mamma… Grazie, Mamma..!” - “Mamma, vengo, vengo… Mamma, vengo..!” - “Mamma, aspettami… aspettami… Mamma… aspettami!”
Poi si calmò. Ogni tanto La chiamava e piano-piano si spense per sempre…
Margherita, vuoi concludere questo incontro con i nostri lettori con un ultimo pensiero?
Non è facile credere alla perdita di Renato; pare sempre che debba ritornare...! Voglio concludere con questa piccola meditazione, con cui mi rivolgo direttamente a Renato, poiché lo sento vivo, vicino a noi.
“Caro Renato, la tua vita è stata così intensa e ricca di cose belle, di amore per gli altri. Le tue parole infuocate, i bellissimi messaggi della Regina dell’Amore resteranno per sempre scolpiti nel nostro cuore. Con te abbiamo imparato ad amarci, a perdonarci, ad aiutarci l’un l’altro a portare la croce, come l’hai portata tu. Ora te ne sei andato silenziosamente, a sorpresa di tutti, portando nel tuo cuore gioie e dolori; amarezze che ti pesavano nel cuore. Il vuoto che hai lasciato è incolmabile, pur sentendoti sempre vivo in mezzo a noi. Solo chi ha vissuto accanto a te può capire quanto valore hai saputo dare alla tua sofferenza. Renato - e tu, Madonna cara - non lasciateci soli; abbiamo tanto bisogno di voi. Fatevi sentire: noi ci impegneremo a portare avanti la vostra opera, i vostri desideri. Ora ci uniamo, Renato, alla tua preghiera dal cielo: tu, se puoi, intercedi per noi! Grazie, o Maria, per avermi concesso di vivere accanto ad un uomo così!”.
Se oggi Renato fosse qui, direbbe così a quanti gli sono stati vicini: “Amici miei, non piangete; ora sto in quel luogo che la Madonna aveva promesso: “Anch’io ero come voi e anche voi sarete come me”!
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